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martedì 2 ottobre 2018

Tradimento: che fare? Una visione psicologica


A volte, nelle storie che mi vengono consegnate in consulenza di coppia,
emerge con grande prudenza la tematica del "tradimento". Lui per lei, lei per lui...



In una realtà spesso "costruita" dove anche le relazioni d'amore sono classificate come fossero malattie, il tradimento è un palliativo diffuso, praticabile, addirittura "consigliato", ma dagli effetti collaterali difficilmente quantificabili. Il "potere emancipativo del tradimento" di cui parlava Hillman è stato stuprato da "le 10 regole per tradire e non farti beccare" (regolette in pseudo-articoli cercaclik, che appaiono a chiunque frequenti i social). Retrocessione in tempo reale: la Bellezza perde l'integrità, l'Amore il suo potere di allontanare gli Umani dal pensiero della propria finitezza.



Si dice che amore e tradimento, nella vita, non vanno mai di pari passo: se c'è l'uno difficilmente c'è l'altro. Tuttavia questo è vero solo se consideriamo il tradimento un'azione reiterata, deliberata e consapevole, mentre la maggior parte delle volte il tradimento non lo è.



Ai fini di un'analisi psicologica della relazione, infatti, non ha molta importanza "chi ha tradito chi", ma piuttosto cosa si voleva tra-DIRE.

Cosa vuol dire?


Nelle coppie il tradimento può essere letto, in chiave sistemica, come l'estremo tentativo di dire qualcosa che, a parole, non si riesce proprio ad esprimere.


Le parole, nel loro significato antico, ci vengono sempre in aiuto: interessante notare come l'etimo "traditor" che significa, appunto,"consegnare oltre", viene usato dai francesi nel senso di "scoprire" e anche "svelare". A volte le lezioni dell'amore, purtroppo, sono dolorose, ma necessarie scoperte.



Generalmente uno dei due ha scoperto di essere "cresciuto", di aver modificato pensieri e desideri e ora, come in un vecchio paio di scarpe diventato troppo stretto, non si sente più a suo agio, ma fatica a condividere con l'altro questa propria evoluzione personale, temendo giudizi o ritorsioni.


Non sempre, ma spesso, scopriranno, dopo un periodo di consulenza (non facile, ma possibile), che in realtà entrambi sono cresciuti e necessitano "solo" nuove prospettive comuni, che ora, con orizzonti più ampi, possono costruire insieme.

Oppure si lasceranno, ma avendo distillato, in questo "crogiuolo", molte parti di Sè, che ora possono emergere per il proprio futuro.



Da ciò che ho rilevato in questi anni di consulenza, il tradimento si manifesta fondamentalmente in 3 modalità



La prima modalità risponde ad un preciso bisogno. Il classico esempio è l'uomo sposato il quale ritiene di non poter comunicare alla propria moglie le proprie fantasie, giudicandole troppo "spinte". In realtà forse ha provato a chiedere timidamente a questa donna di realizzare qualche sua fantasia, ma per vari motivi queste idee non sono state accolte o peggio, l'uomo è stato deriso o accusato di perversione. E' probabile che l'uomo in questione tenga a ciò che ha costruito con la moglie e non intenda separarsene per qualcosa che, alla fine, reputerà solo un'esigenza fisiologica personale. E' l'uomo (ma capita anche alle donne) che non intende farsi scoprire, perciò sceglie di non lasciarsi coinvolgere emotivamente, per non incappare in inutili complicazioni e preferisce corrispondere un prezzo come farebbe con un qualsiasi professionista. Il suo tradimento non lascia tracce ed è utile solo a mantenere un equilibrio omeostatico familiare. In questo senso e in questa forma, sì, il tradimento serve.



La seconda modalità ha il gravoso incarico di consentire il passaggio ad altro stato, staccandosi velocemente dalla relazione ufficiale in essere. E' la modalità che io chiamo del "traghettatore": si sceglie, più o meno consapevolmente, una persona che sostenga emotivamente il soggetto nel corso della sua transizione fuori dalla coppia. La relazione con la terza persona nasce come clandestina, ma non ha la forza di uscire allo scoperto, perchè la persona "scelta" ha già impegni familiari, di immagine pubblica o complicazioni personali che impediscono un reale impegno alla luce del sole. Spesso la persona che utilizza un traghettatore pensa sinceramente di essersene innamorato/a: la forza di quella passione, seppur complicata, permette di prendere le distanze da una situazione spesso "stagnante" con il proprio partner che solo attraverso l'energia di un nuovo amore, anche se posticcio, si riesce a lasciare andare.



La terza è il tra-dire, una bizzarra etimologia per raccontare ciò che solo attraverso la scoperta di un tradimento ci autorizziamo a dire. Dire-Tra, una modalità comunicativa spesso dolorosa, paradossalmente per entrambi i partner, che tuttavia decidono di "lavorarci sopra". Quest'ultima modalità è la più interessante dal punto di vista psicologico, perchè è l'unica sulla quale, con il consenso di entrambi, è possibile trasformare una situazione apparentemente irrisolvibile in una incredibile risorsa per i partner.

Per una comprensione del tradimento in questi termini, tuttavia è una buona idea rivolgersi ad un professionista, un "terzo neutrale", che aiuti nella gestione del sovraccarico emotivo che, necessariamente, il sapere o l'ammettere un tradimento comporta. 

Maria Grazia Schembri
Dottoressa in Psicologia e Mediatrice Familiare


Di seguito link a Radio Cusano Campus, dove il 5 maggio Annalisa Colavito intervista la dott. Schembri sul tema del tradimento.


Per approfondimenti o un incontro di consulenza singolo o di coppia non esitate a contattare la dott.ssa Maria Grazia Schembri
338 1873210 mg.schembri@famigliando.it

venerdì 5 maggio 2017

Il protocollo delle scuse

Un post che "girava" qualche tempo fa su internet, di autore ignoto (almeno
a me) diceva che cinque sono le parole più difficili da pronunciare: prestidigitazione, ineleggibilità, fenilalanina, desossiribonucleico e ... scusa.

Mi piacerebbe pensare di non aver mai fatto del male a nessuno, di essere sempre stata limpida e corretta nei miei pensieri e nelle mie parole, di non aver mai provocato nè fomentato conflitti.  Non è così, naturalmente.

La mia vita è purtroppo costellata di inadeguatezze relazionali, di trascuratezze emotive, di colpevole mancanza di connessioni, anche con persone molto importanti della mia vita.

A completamento del mio outing, dirò che ho chiesto pubblicamente scusa meno volte di quanto lo abbia fatto nel mio cuore, perchè mi vergogno di certe cose fatte, dette o anche solo pensate.


Chiedere scusa: perchè?


Nelle mie riflessioni sull'argomento, e con il prezioso aiuto del mio lavoro, ho scoperto però che esiste un modo trasformativo affinchè le mancanze umane possano divenire patrimonio di esperienza: chiedere scusa.

Nel tempo ne ho fatto una vera e propria strategia di rinascita, anche e soprattutto personale: chiedere scusa chiude cerchi, restituisce responsabilità e dunque, per dirla con Hellinger, "ri-ordina".


Ciò che viene riordinato dona un pezzo di comprensione alla propria Vita e fa procedere più consapevoli nel tortuoso cammino della ricerca di senso.


Parlo esplicitamente di "scuse" e non di "perdono" perchè quest'ultima pratica, presa in prestito da una distorsione spirituale del "porgi l'altra guancia" ci fa credere che dovremmo perdonare senza richiedere nulla in cambio, a riparazione di ciò che è successo. 


Questo, dalla mia esperienza, è un errore relazionale: crea asimmetria tra colui che "perdona" e colui che "è stato perdonato", senza che ci sia un vero risarcimento che appiani e consenta di poter realmente - se non dimenticare l'accaduto - almeno considerarlo "riparato", in equilibrio.

Il protocollo delle scuse

Lavorando nel sostegno psicologico del singolo e della coppia, mi sono accorta che spesso le persone non sanno chiedere scusa. E' strano, ma è così...

Ho perciò elaborato una personale riflessione, data da letture varie e ricolorata a mio uso e consumo, che utilizzo con le persone che desiderano o necessitano di accostarsi al delicato passaggio evolutivo delle scuse.


1) come chiedere scusa
Innanzitutto, sembra quasi banale, chiedere scusa significa "domandare". A volte la persona non è pronta a scusarsi: vergogna per l'accaduto, paura di essere inopportuni o della reazione immaginata dell'altro, ci fanno desistere dal comunicare francamente ciò che è comunque un peso emotivo difficile da portare. 
Un primo passaggio per rendere coerenti e sentite le nostre scuse è chiarire dentro di noi di cosa vogliamo scusarci e perchè.  Perciò:

a) Formulare con chiarezza la propria interpretazione dell'accaduto, dopo aver compreso profondamente che si tratta di una personale interpretazione.

b) Esplicitare la propria ipotesi sul come ciò che accaduto possa avere offeso o ferito l'altra persona e chiedere conferma all'altro della propria ipotesi. Se non si è compreso, prendersi del tempo insieme per riformulare in modo corretto, anche più e più volte, finchè non si è fatta chiarezza sulle rispettive posizioni interpretative. Queste posizioni quasi mai coincidono (altrimenti non ci sarebbe stato conflitto), ma, a guardarle bene, si "incastreranno" perfettamente l'una nell'altra, creando il malinteso perfetto.

c) Dire chiaramente "ti chiedo scusa per ..." e "sono disposto a risarcirti per ciò che è successo".

2) Il tempo dell'attesa.
Aspettare che l'altra persona sia disposta a concederci le sue scuse non è facile: vorremmo essere graziati velocemente, riprendere magari al più presto una relazione che si è interrotta. I tempi tuttavia possono essere diversi per ciascuno, a seconda di ciò che è accaduto. E' necessario attendere il tempo dell'incubazione come si aspetta germogliare un seme: a volte una fioritura troppo precoce può essere sintomo un'evoluzione non totalmente condivisa, immatura, che rischia di vanificare lo sforzo emotivo che si sta affrontando e soprattutto i benefici collegati al corretto compimento del processo.

3) Negoziazione del risarcimento.
Ciò che viene dato in cambio al torto o al male subito, deve essere praticabile e sostenibile da chi si scusa e proporzionale al danno. Che sia in denaro, in natura o in altra forma, la "proporzionalità" è però assolutamente soggettiva e pertanto dovrebbe essere concordata solo da coloro che sono coinvolti.

4) Pagamento del risarcimento e concessione delle scuse
Quando il risarcimento, in qualsiasi forma e natura è stato effettuato, è necessario procedere con l'accoglienza incondizionata delle scuse e con l'accordo, con la formula chiara "sei scusato/a per..."
Questa è la parte più delicata. Perchè con la concessione delle scuse si dovrebbe chiarire anche che la partita è definitivamente pareggiata, che, in merito all'accaduto, non ci sono più rivendicazioni, richieste o pretese di nessun tipo dell'uno sull'altro. Si dovrebbe, così, poter addirittura dimenticare l'accaduto. 

A proposito di "ciò che non è scusabile".
 
Ricordate il film  Johnny Stecchino? Quando lui raccontava di aver ucciso la moglie del rivale, "Cozzamara" e pretendeva di risolvere le cose chiedendo scusa? Se avete 45 secondi non perdetevelo! (=>  Le scuse a Cozzamara)

Va detto dunque che purtroppo non tutto è scusabile e ci sono risarcimenti che non possono riequilibrare del tutto ciò che, magari, si è perso per sempre.  Penso ad un caso estremo, ma non così improbabile, di un errore in una diagnosi che ha fatto morire una persona: chi potrà risarcire una giovane vedova o un bimbo orfano? In questi casi può essere utile riequilibrare quanto fatto - con dolo, per errore umano o per distrazione - con qualcosa che conceda comunque dignità al reo sinceramente pentito e gli permetta di restituire, se non alla vittima, almeno "al mondo" qualcosa di davvero bello "in onore di ... " . Questo è il senso della riparazione, che, in mancanza di possibilità reale, può essere esercitata anche in forma vicaria.   
 

Scusarsi fa bene. 

Inciampare in qualcosa che involontariamente fa del male ad altri è assolutamente umano. Senza sminuire la portata dell'errore nè sottrarsi alla giusta sanzione, se dovesse capitarvi l'occasione, praticate le scuse sincere in abbondanza.
Le scuse sono, a mio avviso, un altro sasso tolto allo zaino della saggezza, che dovrebbe permetterci, infine, di attraversare il mondo quantomeno più leggeri ...




Maria Grazia Schembri
Dottore in Psicologia
Counselor e Mediatrice Familiare

cell. 338 1873210
e-mail info@famigliando.it
 

lunedì 12 dicembre 2016

Il Treno dei Desideri parte a Capodanno!


Cosa significa davvero e perchè è tanto difficile desiderare?
TU cosa vuoi davvero?
Come porsi le giuste domande per analizzare e realizzare i tuoi desideri? 

E poi: come portare i tuoi Desideri nel mondo?

Ispirato alla Tecnica dei 10
1 Desideri di Igor Sibaldi, questo percorso psicoattivo, accompagna i corsisti a riflettere ad esprimere in modo efficace i propri DESIDERI profondi.
Gli allievi saranno guidati simbolicamente in quel luogo speciale che si trova oltre se stessi, per compiere le trasformazioni che reputano importanti e necessarie nella propria vita.
Adotteremo l'immagine simbolica di un treno in viaggio, con i suoi vagoni, che accompagnano il nostro essere:

=> Vagone del Corpo e della Mente (Interazioni tra queste due fondamentali componenti umane. Le parole: caratteristiche, limiti e poteri del linguaggio umano)
=> Vagone dello Spirito (Accesso alla nostra Essenza più profonda. Intenzioni e Desideri: introduzione alla "Tecnica dei 101 desideri")
=> Vagone Ristorante (pausa ristoratrice, vegetariana)
=> Il Carro del Carbone (Esplorazione ed integrazione dei nostri limiti, delle credenze inutili, dei pensieri negativi.)
=> La Locomotiva (Come prendere il controllo attivo della propria vita, stabilire tempi e direzione.

Per concludere parteciperai ad un Rituale simbolico e trasformativo di Capodanno per accogliere la realizzazione dei propri Desideri.


Il "Treno dei Desideri" è dunque un invito a guardare oltre a ciò che oggi sai di te stesso e anche oltre a ciò che credi sia "scritto nelle stelle" per te.

Ai partecipanti verrà fornita della documentazione sulle tematiche del corso e relativi, ampi, approfondimenti bibliografici e sitografici.

Si consiglia abbigliamento comodo e l'occorrente per prendere appunti, se lo si desidera. Per la tutela della privacy di ciascuno, non saranno consentite riprese o registrazioni audio dell'evento.


Vi aspetto!
M.Grazia

Maria Grazia Schembri
, ideatrice e docente è Dottoressa in Psicologia, Mediatrice Familiare ed appassionata studiosa di Psicologia Antica.



Info e Prenotazioni:
==============
Laura Tel 342 0568141 - eventi@spazioindaco.com
Spazio Indaco, Via Don Calderoni, 2 Rivergaro (PC)


Maria Grazia Schembri su questo Blog 
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Evento su Facebook 

venerdì 18 novembre 2016

Le mie parole (Samuele Bersani)

Le mie parole sono sassi
precisi aguzzi pronti da scagliare
su facce vulnerabili e indifese
sono nuvole sospese
gonfie di sottointesi
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose indimenticate
a lungo spasimate e poi centellinate, sono frecce infuocate che il vento o la fortuna sanno indirizzare
Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato
sono foglie cadute
promesse dovute
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate
sul foglio capitate per sbaglio
tracciate e poi dimenticate
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire
lo ammetto
strette tra i denti
passate, ricorrenti
inaspettate, sentite o sognate...
Le mie parole son capriole
palle di neve al sole
razzi incandescenti prima di scoppiare
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare
piccoli divieti a cui disobbedire
sono andate a dormire sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare
si perdono al buio per poi ritornare
Sono notti interminate, scoppi di risate
facce sopraesposte per il troppo sole
sono questo le parole
dolci o rancorose
piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre
un bacio a testa prima del sonno
un altro prima di partire
le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire...
strette tra i denti
risparmiano i presenti
immaginate, sentite o sognate
spade, fendenti
al buio sospirate, perdonate
da un palmo soffiate.


La canzone "Le mie parole" di Samuele Bersani su You Tube 

Trascrizione a cura di

Maria Grazia Schembri
Dottoressa in Psicologia
e Mediatrice Familiare

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sabato 22 ottobre 2016

La mia Psicologia: racconti e ricordi della mia vita "Babbana".


Come mai hai deciso di occuparti di psicologia di coppia? 

Spesso mi sento fare questa domanda ed oggi ho deciso di raccontarmi un po' a questo proposito. Perchè credo che no, non tutte le forme di consulenza vadano bene per tutti e non tutti i consulenti siano uguali. Ognuno, con coraggio, può cercare la propria strada, partendo dalle proprie personali domande e trovare il professionista che, senza fornire risposta, possa agire da elemento catalizzatore, cioè permettere accelerazioni decisionali, favorire un'elaborazione psichica o facilitare una reazione ad una situazione sentimentale singola o di coppia, che si desidera modificare.

Ed ecco uno stralcio della mia storia personale. Perchè a volte serve, sapere qualcosa su chi ci ha preceduto in un'esperienza, soprattutto se delicata. 

Vissi, in passato, una buona relazione con un uomo che era perfetto, per me, in quella vita. Lo sposai con gioia e mi regalò una figlia bellissima, sveglia e con l'animo inquieto, proprio come lo siamo stati sempre noi, nonostante il passare degli anni ci avesse un po' piegato alla cosiddetta società civile. Ci accorgemmo un giorno, infatti, che eravamo oramai molto distanti, che la vita ci aveva fatto crescere entrambi, ma in direzioni talmente differenti che, a un certo punto, potevamo solo guardarci a distanza, senza che i nostri cuori potessero più parlare la stessa lingua.

Cercammo un "interprete", che potesse aiutarci, poi un altro e un altro ancora, ma allora non si sapeva quasi nulla di consulenza di coppia, di comunicazione a due... molti pensavano ai tempi, che bastasse un'iscrizione all'ordine degli psicologi ed eri abilitato d'ufficio a guarire cuori feriti e rinegoziare relazioni in bilico, ma scoprimmo presto che ciò, ovviamente, non era affatto sufficiente. Internet poi, allora, si occupava d'altro ed era un mondo quasi snob, impegnato a divulgare inglesismi e l'idea di infinita crescita economica. Nulla che potesse rispondere ai miei "perchè" sull'amore e sulle relazioni.

Nonostante ciò, da perfetta profana e forte solo del mio saper leggere e capire velocemente, divorai tutto ciò che c'era da leggere sull'argomento. Feci e facemmo corsi di ogni tipo, dal più convenzionale al più esoterico, sperimentazione che successivamente mi fu molto utile: a un certo punto realizzai che se proprio non potevo "salvare" il mio matrimonio, avrei messo a frutto tutto, ogni singola cosa che avevo appreso in quei lunghi, lunghissimi anni, di involontario "apprendistato". Giurai a me stessa che ogni lacrima amara, ogni stilla di sudore, ogni neurone affaticato e ogni lira versata per studiare, imparare, comprendere, sarebbero diventati la base del mio sapere sulle relazioni di coppia, che avrei trasmesso ad altri, a tutti quelli che avrei potuto incontrare.

Imparai che un modo di comunicare è diverso dall'altro e che a volte, nelle parole espresse, il "come" ha più importanza del "cosa" si dice. Imparai il dolore della parola "amore" che, pur così forte nelle immagini interiori di ognuno, nel linguaggio comune, identifica davvero troppe cose per risultare credibile. Imparai che amare e comprendere non significa necessariamente condividere la propria vita con una persona che desidera suonare una musica diversa dalla tua, perchè è l'unica giusta e possibile per lui.

Perciò affrontai e affrontammo il calvario di ogni separazione, nella più sterile e triste delle forme che ci concede la legislazione italiana. Pochi attimi per una firma su un foglio, senza che nessuno si sincerasse neppure della mia vera identità. Eravamo in accordo su ogni singolo passaggio, supervisionati con professionalità ed affetto da avvocati amici. In udienza fummo costretti a giustificare i nostri negoziati, che apparivano al giudice un po' inusuali, e ancora un'ultima volta lo facemmo insieme e a spada tratta, come sempre avevamo fatto in passato "combattendo" fianco a fianco. Infine bevemmo un caffè insieme prima della seduta e dopo pranzammo insieme, se non con gioia, sicuramente con profonda consapevolezza e anche un filo di leggerezza. Guardando al futuro ci accorgemmo ancora una volta che i nostri sguardi divergevano: ma pur nella lontananza potevamo guardarci a vista con tanta benevolenza ed immutato affetto. Chiudere bene un cerchio significa aprirsi a nuovi modi di vivere, a nuove esperienze, a nuove relazioni: e così io mi auguro i passaggi nella vita delle coppie che decidono per una separazione. Perchè anche nella separazione è necessario un certo tipo di amore.

Oggi, perciò faccio questo: aiuto le coppie e i singoli ad avere buone relazioni d'amore, a rinnovarsi se è destino e volontà di stare assieme, a lasciarsi senza uccidersi quando è finito il loro tempo. Il mio lavoro di oggi dedicato a chi ha deciso di vivere nella coppia un progetto di crescita personale, non solo di semplice convivenza, lasciando ad ognuno il senso intimo di parole come "convivenza", "famiglia", "sessualità" ecc.

A coloro che mi seguono sui miei canali Social, vorrei dire che sì, l'Amore è davvero -davvero- una faccenda complicata e purtroppo anch'io non l'ho mica ancora capita bene...

Ma ci penso spesso e me ne lascio colmare tutti i giorni, in ciò che ascolto, in ciò che leggo e che scrivo nel silenzio dei miei appunti o qui, insieme a voi.
Sempre, sempre, sempre.

La verità è che l'amore mi attraversa e mi vive, anche quando non vorrei.


Maria Grazia Schembri
Dottoressa in Psicologia
e Mediatrice Familiare

 

lunedì 26 settembre 2016

Step Parent e gli intrecci con il cosiddetto "terzo genitore" nelle famiglie ricostituite

Diamo un caloroso benvenuto al gruppo "StepParent - Crescere con figli d'altri", dedicato ai nuovi compagni (con o senza figli) di donne e uomini già genitori. 

"Big Blended Family", come ci dicono gli anglosassoni, ovvero Grandi Famiglie Miste, "Ricostituite", come si dice in Italia, spesso ignorando l'immane fatica di quelli che sono stati definiti "il terzo genitore" (Anna Oliverio-Ferraris, 2016)... 
Insomma coppie di ogni tipo, che hanno deciso di scommettere coraggiosamente su una nuova relazione, a volte senza sapere neppure bene a cosa andavano incontro, ma, spesso con un amore enorme per questo nuovo, entusiasmante progetto di vita. 
Iscrivetevi e passate a trovarci su Facebook a questo link !

Maria Grazia Schembri
Dottoressa in Psicologia
e Mediatrice Familiare

Info sulla Dott.ssa Schembri dal Blog Famigliando 

Info sulla Dott.ssa Schembri da Facebook 

sabato 17 settembre 2016

Ikea e le famiglie separate. Riflessioni sul nuovo spot.


Credo tocchi ora a me dare un parere su questo particolare spot Ikea a tema "genitori separati", che gira in questi giorni sul web, un interessante esperimento psicologico, a mio avviso. Di grande impatto narrativo, ma con un retrogusto silenzioso e amaro, quasi tossico, che non corrisponde per nulla alla mia personale idea di questo brand, che amo oramai da tanti anni.  => qui lo spot Ikea



giovedì 30 giugno 2016

Tradire e tra-dire, una visione trasformativa


A volte, nelle storie che mi vengono consegnate in consulenza di coppia, emerge con grande prudenza la tematica del "tradimento". Lui per lei, lei per lui...

Ai fini di un'analisi psicologica della relazione non ha molta importanza "chi ha tradito chi", ma piuttosto cosa si voleva tra-DIRE.

Ma...Di cosa stiamo parlando?
 


martedì 7 giugno 2016

Dalla Rabbia all'Eros - Corso residenziale a Reggio Emilia


Weekend Intensivo - Residenziale 
Dalla Rabbia all'Eros 
come riconoscere e gestire una delle più potenti emozioni umane



 Siamo tutti oramai consapevoli, di essere immersi in una realtà dinamica e "liquida", che trascura le relazioni fisiche e intensifica quelle virtuali, che anestetizza, sollecita e fondamentalmente "distrae" da noi stessi.
Per questo motivo abbiamo voluto creare uno spazio di formazione e trasformazione di alcune tematiche legate alla ricerca di quella speciale scintilla vitale chiamata EROS, inteso come intenso ed irrefrenabile desiderio di ricerca, tipico degli esseri viventi evoluti, nella quale la Bellezza ritrovi finalmente la sua componente rinnovatrice e relazionale.

Obiettivi e scopi
Dalle nostre esperienze professionali, in ambiti diversi ma spesso contigui, abbiamo rilevato infatti che meno "Erotico" è un contesto, più alti sono i livelli di Rabbia espressa, percepita o subita: laddove cioè il Sesso si è sovrapposto all'Eros nella semantica comune, l'essere umano è diventato inquieto e collerico oppure, di contro, passivo e apatico, perdendo inesorabilmente la sua fondamentale carica vitale.

Il seminario proposto su due giornate intensive, accompagnerà con gradualità e profondità, i partecipanti ad interrogarsi sulla funzione indispensabile della Rabbia, portando attenzione e, dove è necessario, semi di cambiamento, sulla propria personale modalità espressiva di questa potentissima emozione.

Metodologia
Attraverso strumenti linguistici ed esercizi pratici, i partecipanti verranno sollecitati a riflettere sulla stretta relazione tra Rabbia ed Eros, sul potere distruttivo di Rabbia e sul potere generativo di Eros, soprattutto in relazione alla sua espressione sessuale.
Momenti di accenni teorici si alterneranno dunque a momenti di condivisione spontanea del proprio vissuto, in un clima di fecondo scambio energetico. I partecipanti faranno infine esperienza diretta di alcuni "strumenti" psicologici per la gestione consapevole della rabbia.
Il luogo scelto, immerso nella natura e con possibilità di pernottamento, agevolerà un lavoro più profondo e personale delle tematiche proposte.

 
Tempi
2 giornate piene, Sabato 2 e Domenica 3 Luglio

Luogo
Agriturismo Il Glicine 2 - Quattro Castella (RE)

Cosa portare:
Si richiede abbigliamento comodo.
Tappetini da allenamento e/o Teli da stendere sul prato all'aperto.

Organizzazione, info e prenotazioni
Telefono: 392 7849422 mail: domizia71@gmail.com

Docenti
Chiara Catellani, educatrice professionale e Maria Grazia Schembri, Dottoressa in Psicologia e Mediatrice Familiare.




Evento su Facebook

domenica 1 maggio 2016

CI FAI o CI SEI? - Identità e Amore ai tempi di Facebook














CI FAI O CI SEI?
Identità e Amore ai tempi di Facebook

Seminario-Spettacolo Libero e Gratuito
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Internet ci ha concesso il magico potere di avvicinarci a chi è lontano, nel tempo e nello spazio, ma di contro, potrebbe allontanarci da chi ci è vicino: sempre connessi, ma spesso poco presenti.

Le domande sono molte... L'esperienza dei Social allarga o restringe la possibilità di crescita personale? Come cambiano l'essere e l'apparire navigando nella Rete?

A vostra disposizione Maria Grazia Schembri, dottoressa in psicologia e narratrice, vi condurrà nel delicato e attualissimo argomento delle relazioni in rete, accompagnata da "La Bottega Artigiana dei Rumori" in una serata attiva di letture, musica e appunti di psicologia riccia.

Vi aspettiamo
Venerdì 27 Maggio ore 21 - Cortile coperto del Castello di Montecchio Emilia (RE) - Piazza Repubblica, 1

Per info: 338 1873210 oppure 348 5245777
info@famigliando.it

FACILE PRENOTAZIONE (segui il link FACEBOOK/EVENTBRITE i posti sono limitati!) => EVENTO

EVENTO GRATUITO

NOTA: l'evento sarà ripreso in audio e video, la partecipazione è subordinata al consenso alle riprese, che potete esprimere in sede di prenotazione.

martedì 5 aprile 2016

Dalla Rabbia all'Eros - Workshop a Guastalla (Reggio Emilia)


Dalle nostre esperienze professionali, in ambiti diversi ma spesso contigui, abbiamo rilevato che meno "Erotico" è un contesto, più alti sono i livelli di Rabbia espressa, percepita o subita: laddove cioè il Sesso si è sovrapposto all'Eros nel pensiero comune, l'essere umano è diventato inquieto e collerico oppure, di contro, passivo e apatico, perdendo inesorabilmente la sua fondamentale carica vitale.

Cosa imparerai?

Il seminario proposto accompagnerà i partecipanti ad interrogarsi sulla funzione indispensabile della Rabbia, portando attenzione e, dove è necessario, semi di trasformazione, sulla propria personale modalità espressiva di questa potentissima emozione.

In quale modo?

Attraverso strumenti linguistici ed esercizi pratici, i partecipanti verranno sollecitati a riflettere sulla stretta relazione tra Rabbia ed Eros, sul potere distruttivo di Rabbia e sul potere generativo di Eros, soprattutto in relazione alla sua espressione sessuale.
Momenti di accenni teorici si alterneranno dunque a momenti di condivisione spontanea del proprio vissuto, in un clima di fecondo scambio esperienziale. I partecipanti faranno infine esperienza diretta di alcuni "strumenti" psicologici per la gestione consapevole della rabbia.

Tematiche

- Le Emozioni: cosa sono, cosa servono. Alcune visioni teoriche.
- La Rabbia: manifestazioni diverse di una stessa emozione
- Le 5 domande chiave per gestire la rabbia
- Eros, la spinta vitale alla conoscenza, come "antidoto" alla Rabbia.
- Esercizi di gestione attiva della rabbia e di protezione del sovraccarico emotivo

Chi siamo

Chiara Catellani, educatrice professionale, consulente e membro del Comitato Scientifico La Valigia Rossa e Maria Grazia Schembri, dottoressa in Psicologia, Counselor Professionista e Mediatrice Familiare, oltre che membro della rete di Specialisti La Valigia Rossa.

=> Per info e prenotazioni: Stefano Alberini 335 45 2107

giovedì 26 novembre 2015

Osservando l'orizzonte: l'illusione della luna.


Ieri, nel profilo della campagna emiliana nella quale ho scelto di vivere, ho rivisto la luna, bellissima, stagliarsi all’orizzonte. E’ un evento davvero affascinante, perchè la luna, in quella posizione, appariva davvero enorme . 

Ho detto “appariva” perchè in realtà è un fenomeno la cui spiegazione fa ancora discutere ma era sicuramente, a suo tempo, uno degli argomenti preferiti del Prof. Walter Gerbino, Preside della Facoltà di Psicologia di Trieste. 

Perciò quando vedo la luna così enorme, la mia riflessione è sempre sulla natura umana,
sulla sua resilienza, sulla capacità incredibile di adattarsi all’ambiente.  Si, perchè pare che ciò che pensiamo di vedere non è proprio ciò che l’occhio vede...

L’illusione della Luna è uno dei fenomeni più intriganti della psicologia della percezione perchè ha a che fare con un problema umanissimo di “coerenza interna”: si tratta di un conflitto tra ciò che l’occhio percepisce e ciò che il cervello “pensa di dover percepire”.

Il fenomeno non è dovuto, come si potrebbe pensare, alla rifrazione dell'atmosfera, che come nel caso del sole, provoca un arrossamento dovuto al conosciuto “effetto Rayleigh”, ma semplicemente a un'illusione ottica. 

Una delle teorie più accreditate su questa illusione dice che quando è allo zenit, l'osservatore non può percepire la distanza della luna, sola nel cielo e senza riferimenti. Quando invece è bassa sull'orizzonte, alberi, edifici, montagne e la linea dell'orizzonte fanno da punti di riferimento dell' osservatore stesso. Il cervello umano calcola la grandezza di un oggetto a partire dalla grandezza e dalle informazioni che ha sulla distanza dell' oggetto, rispetto a punti di riferimento terrestri. 

La distanza della luna all'orizzonte può venire pertanto sovrastimata, di conseguenza, per mantenere la coerenza, se l'immagine nella retina è la stessa ma il cervello percepisce una distanza maggiore, l'osservatore percepirà l'oggetto di una grandezza maggiore della realtà.

Siamo strani eh?

Maria Grazia Schembri
Dottoressa in Psicologia
Counselor Professionista e Mediatrice di conflitti
Cell: 338 1873210
E-mail: info@famigliando.it


venerdì 20 novembre 2015

Cara Psicologa, ma cosa fai veramente?


Uno scambio di messaggi molto divertente su Facebook mi ha sollecitato questo articolo.

Una persona mi chiedeva: ma tu cosa fai ... veramente?

Già: chi sono mai questi psicologi?

Cosa fanno tutto il giorno... veramente?



Quei furbacchioni con qualche nozione di PNL che girano per case a far firmare contratti per cose delle quali potreste fare tranquillamente a meno, sono spregevolmente additati dalla mia ingenua, ma battagliera vicina di casa: "Bisogna stare attenti a quelli! Sono psicologhi!", mi dice ignorando completamente sia l'italiano sia la mia professione. 



Mi fa un po' ridere, ma purtroppo il pensiero comune sulla psicologia e sugli psicologi non differisce molto, nella sostanza, da ciò che pensa questa simpatica nonnina.



Altre persone, anche di una certa cultura, sono convinti che gli psicologi siano “mercenari” che vendono il loro tempo e la loro disponibilità all'ascolto, solo perché nessuno ha più tempo e disponibilità all'ascolto.



Infine c'è chi li scambia per sostituti di funzioni religiose, spesso oramai immigrati pure loro e con sempre meno appeal, o ancora per santi o eroi che fanno con abnegazione e gratuità, attività sempre a contatto con le tremende storie degli altri. 



Di contro, spesso, noi del "mondo psy" ci nascondiamo un po' altezzosi dietro il sigaro di Freud, le citazioni di Jung e le intuizioni di Bateson, senza poi saper dire con parole semplici che cosa facciamo veramente.



Sappiate dunque che chi ha come compagno di lavoro la psicologia, porta ogni giorno al guinzaglio una fiera. All'inizio sembra quasi una micetta tenera e paffuta, ma ben presto, se non la si governa, rischia di ucciderti.



Chi ha studiato per anni questa materia lo sa bene. Innanzitutto c'è quella storia dell'aggiornamento continuo, che qualche “vecchio” dell'ordine ha pensato bene di rendere obbligatorio, per evitare morti, feriti e dispersi nel lungo viaggio introspettivo a cui ti obbliga questa professione.



C'è il segreto professionale, che non è certo solo la tutela della privacy, ma il custodire nel cuore la sofferenza dell'altro: un fardello molto pesante da mettere in un cassetto, quando vuoi anche vivere una tua vita privata fuori dallo studio. 



Poi il professionista della psicologia si mette sempre in gioco in prima persona: qualsiasi cliente incontri, lascia che ogni storia risuoni dentro di lui e ne scavi le viscere. E sente la necessità di non lasciare le situazioni a loro stesse, se solo sospetta ci sia ancora un unico, minuscolo tentativo per trasformare le ombre in sorrisi.



Io appartengo a quei "tecnici" della psicologia che hanno scelto di lavorare con persone "sane", nelle normali fasi di transizione della vita, che, a volte per motivi più vari, non si riesce a superare da soli.



Sono varie le scuole di pensiero relative sia alla psicologia in senso tradizionale che nel counseling psicologico: ci si riferisce alla terapia della Gestalt, per esempio, o Cognitivo-comportamentale o Transazionale. Personalmente sono di estrazione "Sistemica", laddove ogni tematica proposta dal paziente è calata nel suo contesto relazionale ed emotivo e cerca di tener conto di più fattori, tenendo aperte quante più finestre possibili alla comprensione.



Lo Psicologo Counselor o Consulente Psicologico opera in contesto non-terapeutico: egli si limita a "guidare", indicando trappole e scorciatoie, ma solo ed esclusivamente dove, pur non conoscendo la strada, il paziente stesso vuole arrivare; il Consulente Psicologico fornisce inoltre strumenti pratici e momenti di riflessione profonda, per facilitare la risoluzione al problema portato dal singolo o migliorare una relazione di coppia.





Ho scritto altre volte sull'argomento, ma ritornarci giova, con tre domande fondamentali:



·        Quando è tempo di attivare una breve consulenza psicologica?

·        E' possibile, dato un problema di coppia, che io venga da solo?

·        C'è garanzia di risultato?



Vediamole una per volta:



Quando è tempo di attivare una breve consulenza psicologica?



Quattro le situazioni tipiche che ho individuato personalmente:



·        Quando la persona ha un problema specifico da risolvere, cioè una situazione che sembra richiedere un surplus di energie vitali e che non si riesce a risolvere altrimenti.

·        Quando si ha l’esigenza di un check-up della propria salute mentale: si desidera sapere se le proprie reazioni a qualche determinata situazione siano “normali”.

·        In presenza di un sentimento o emozione molto forte (rabbia, senso di colpa, dolore, ecc) rispetto agli eventi passati, che rischia di esaurire le risorse psichiche della persona.

·        Nella ricerca personale di nuovi equilibri a seguito eventi esistenziali particolarmente impegnativi.





E' possibile, rilevato un problema di coppia, che io venga da solo/a?



I problemi relazionali di coppia sono quelli per i quali ricevo maggiori richieste. Per problema relazionale intendo una situazione di dis-agio che può manifestarsi anche solo in uno dei due partner, ma che, magari nel tempo, si teme andrà comunque ad impattare sulla coppia.



Può essere una gelosia, la mancanza di indipendenza economica di uno dei due, un conflitto con le famiglie di origine, problemi nella gestione dei figli e così via. Sono insomma problemi di persone "normali", che necessitano parlare nella più totale riservatezza e chiarirsi le idee, per esempio, per capire se è possibile continuare la relazione attuale o interromperla.



In tutti i casi: essere insieme in consulenza di coppia facilita e velocizza i processi di un problema che è già stato condiviso. Tuttavia talvolta accadono episodi che si reputa necessario elaborarsi prima in sede privata, soprattutto per la paura di "buttare alle ortiche" il progetto di tutta una vita.



In questi casi è possibile e spesso auspicabile, effettuare consulenze singole e, eventualmente in un secondo momento, inserire nella consulenza l'altra persona della coppia.



C'è una "Garanzia del risultato"?



La garanzia del risultato non è riferibile a nessuna prestazione sanitaria, tantomeno alla psicologia, visto che l'essere umano è molto complesso nella sua struttura fisica e psicologica e moltissimi fattori concorrono al mantenimento di uno stato di benessere così come di malessere.



Nella psicologia, in particolare, nessun professionista serio ed in buona fede potrà mai dare una garanzia sui risultati, semplicemente perchè gran parte del "lavoro" lo farà il paziente.

Quello che, sì, posso garantire fin da ora è che, volendo esplorare le ipotesi che scopriremo insieme, farò tutto il possibile per accompagnarvi con perizia e prudenza, nel migliore dei modi che conosco.


Maria Grazia Schembri
Dottoressa in Psicologia
Counselor e Mediatrice di Conflitti
338 1873210 - mg.schembri@famigliando.it
Info sulla Dott.ssa Maria Grazia Schembri 




Per approfondire

Per chi desidera approfondire i vari orientamenti teorici, consiglio un bell'articolo sul sito di Medici Italia, contenitore scientifico all'interno del quale sono iscritta anche io.