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martedì 4 settembre 2018

Davanti al giudice (TrainDogs 504 - Fabio Palombo)

TRAINDOGS sono splendidi spaccati di vita, a volte leggeri come un soffio, altri duri come
la roccia, ma che non lasciano mai indifferenti. Undici righe meno qualcosa, nelle quali trovarsi e ritrovare parti di sé.

Chi ha a che fare con le coppie in separazione, dovrebbe cercare di comprendere profondamente queste undici righe: papà e mamma che ora litigano o sono affranti dal dolore, probabilmente sono stati una coppia felice, in un certo momento della loro vita.

L'Amore andrebbe onorato sempre, anche quando si decide di separarsi.

dott.ssa Maria Grazia Schembri

Per voi, Fabio Palombo:

TRAINDOGS504
Ci sarebbe la notte che abbiamo fatto l'amore per la prima volta. Quella, come si fa a dimenticarla. Ci sarebbe quell'altra, di notte, quando l'ambulanza non arrivava mai. E mi sembrava che non respirassi. Ci sarebbe il giorno che siamo entrati nella casa nuova, Avevamo comprato una bottiglia apposta e ci siamo un po' ubriacati, seduti per terra. Ci sarebbe la mattina che è nato nostro figlio. E tu eri seduto sul letto, e continuavamo a guardarlo, e a ridere. Ci sarebbe quella volta che ho perso il lavoro e tu mi hai tenuta tra le braccia, per ore, come una bambina. Ci sarebbe il giorno che è morta tua madre. E io cercavo i tuoi occhi, per dirti che c'ero. Ci sarebbe la notte che mi hai telefonato e mi hai detto che non tornavi a dormire. Ci sarebbe il giorno che ci siamo trovati davanti al giudice, con i nostri avvocati. E non ci siamo guardati in faccia.


Leggi tutti i TRAINDOGS

com'è nato TRAINDOGS



venerdì 18 novembre 2016

Le mie parole (Samuele Bersani)

Le mie parole sono sassi
precisi aguzzi pronti da scagliare
su facce vulnerabili e indifese
sono nuvole sospese
gonfie di sottointesi
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose indimenticate
a lungo spasimate e poi centellinate, sono frecce infuocate che il vento o la fortuna sanno indirizzare
Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato
sono foglie cadute
promesse dovute
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate
sul foglio capitate per sbaglio
tracciate e poi dimenticate
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire
lo ammetto
strette tra i denti
passate, ricorrenti
inaspettate, sentite o sognate...
Le mie parole son capriole
palle di neve al sole
razzi incandescenti prima di scoppiare
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare
piccoli divieti a cui disobbedire
sono andate a dormire sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare
si perdono al buio per poi ritornare
Sono notti interminate, scoppi di risate
facce sopraesposte per il troppo sole
sono questo le parole
dolci o rancorose
piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre
un bacio a testa prima del sonno
un altro prima di partire
le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire...
strette tra i denti
risparmiano i presenti
immaginate, sentite o sognate
spade, fendenti
al buio sospirate, perdonate
da un palmo soffiate.


La canzone "Le mie parole" di Samuele Bersani su You Tube 

Trascrizione a cura di

Maria Grazia Schembri
Dottoressa in Psicologia
e Mediatrice Familiare

Info su Maria Grazia Schembri (da questo Blog) 

Info su Maria Grazia Schembri (da Facebook) 
 

sabato 22 ottobre 2016

La mia Psicologia: racconti e ricordi della mia vita "Babbana".


Come mai hai deciso di occuparti di psicologia di coppia? 

Spesso mi sento fare questa domanda ed oggi ho deciso di raccontarmi un po' a questo proposito. Perchè credo che no, non tutte le forme di consulenza vadano bene per tutti e non tutti i consulenti siano uguali. Ognuno, con coraggio, può cercare la propria strada, partendo dalle proprie personali domande e trovare il professionista che, senza fornire risposta, possa agire da elemento catalizzatore, cioè permettere accelerazioni decisionali, favorire un'elaborazione psichica o facilitare una reazione ad una situazione sentimentale singola o di coppia, che si desidera modificare.

Ed ecco uno stralcio della mia storia personale. Perchè a volte serve, sapere qualcosa su chi ci ha preceduto in un'esperienza, soprattutto se delicata. 

Vissi, in passato, una buona relazione con un uomo che era perfetto, per me, in quella vita. Lo sposai con gioia e mi regalò una figlia bellissima, sveglia e con l'animo inquieto, proprio come lo siamo stati sempre noi, nonostante il passare degli anni ci avesse un po' piegato alla cosiddetta società civile. Ci accorgemmo un giorno, infatti, che eravamo oramai molto distanti, che la vita ci aveva fatto crescere entrambi, ma in direzioni talmente differenti che, a un certo punto, potevamo solo guardarci a distanza, senza che i nostri cuori potessero più parlare la stessa lingua.

Cercammo un "interprete", che potesse aiutarci, poi un altro e un altro ancora, ma allora non si sapeva quasi nulla di consulenza di coppia, di comunicazione a due... molti pensavano ai tempi, che bastasse un'iscrizione all'ordine degli psicologi ed eri abilitato d'ufficio a guarire cuori feriti e rinegoziare relazioni in bilico, ma scoprimmo presto che ciò, ovviamente, non era affatto sufficiente. Internet poi, allora, si occupava d'altro ed era un mondo quasi snob, impegnato a divulgare inglesismi e l'idea di infinita crescita economica. Nulla che potesse rispondere ai miei "perchè" sull'amore e sulle relazioni.

Nonostante ciò, da perfetta profana e forte solo del mio saper leggere e capire velocemente, divorai tutto ciò che c'era da leggere sull'argomento. Feci e facemmo corsi di ogni tipo, dal più convenzionale al più esoterico, sperimentazione che successivamente mi fu molto utile: a un certo punto realizzai che se proprio non potevo "salvare" il mio matrimonio, avrei messo a frutto tutto, ogni singola cosa che avevo appreso in quei lunghi, lunghissimi anni, di involontario "apprendistato". Giurai a me stessa che ogni lacrima amara, ogni stilla di sudore, ogni neurone affaticato e ogni lira versata per studiare, imparare, comprendere, sarebbero diventati la base del mio sapere sulle relazioni di coppia, che avrei trasmesso ad altri, a tutti quelli che avrei potuto incontrare.

Imparai che un modo di comunicare è diverso dall'altro e che a volte, nelle parole espresse, il "come" ha più importanza del "cosa" si dice. Imparai il dolore della parola "amore" che, pur così forte nelle immagini interiori di ognuno, nel linguaggio comune, identifica davvero troppe cose per risultare credibile. Imparai che amare e comprendere non significa necessariamente condividere la propria vita con una persona che desidera suonare una musica diversa dalla tua, perchè è l'unica giusta e possibile per lui.

Perciò affrontai e affrontammo il calvario di ogni separazione, nella più sterile e triste delle forme che ci concede la legislazione italiana. Pochi attimi per una firma su un foglio, senza che nessuno si sincerasse neppure della mia vera identità. Eravamo in accordo su ogni singolo passaggio, supervisionati con professionalità ed affetto da avvocati amici. In udienza fummo costretti a giustificare i nostri negoziati, che apparivano al giudice un po' inusuali, e ancora un'ultima volta lo facemmo insieme e a spada tratta, come sempre avevamo fatto in passato "combattendo" fianco a fianco. Infine bevemmo un caffè insieme prima della seduta e dopo pranzammo insieme, se non con gioia, sicuramente con profonda consapevolezza e anche un filo di leggerezza. Guardando al futuro ci accorgemmo ancora una volta che i nostri sguardi divergevano: ma pur nella lontananza potevamo guardarci a vista con tanta benevolenza ed immutato affetto. Chiudere bene un cerchio significa aprirsi a nuovi modi di vivere, a nuove esperienze, a nuove relazioni: e così io mi auguro i passaggi nella vita delle coppie che decidono per una separazione. Perchè anche nella separazione è necessario un certo tipo di amore.

Oggi, perciò faccio questo: aiuto le coppie e i singoli ad avere buone relazioni d'amore, a rinnovarsi se è destino e volontà di stare assieme, a lasciarsi senza uccidersi quando è finito il loro tempo. Il mio lavoro di oggi dedicato a chi ha deciso di vivere nella coppia un progetto di crescita personale, non solo di semplice convivenza, lasciando ad ognuno il senso intimo di parole come "convivenza", "famiglia", "sessualità" ecc.

A coloro che mi seguono sui miei canali Social, vorrei dire che sì, l'Amore è davvero -davvero- una faccenda complicata e purtroppo anch'io non l'ho mica ancora capita bene...

Ma ci penso spesso e me ne lascio colmare tutti i giorni, in ciò che ascolto, in ciò che leggo e che scrivo nel silenzio dei miei appunti o qui, insieme a voi.
Sempre, sempre, sempre.

La verità è che l'amore mi attraversa e mi vive, anche quando non vorrei.


Maria Grazia Schembri
Dottoressa in Psicologia
e Mediatrice Familiare

 

martedì 13 settembre 2016

Il Prof. dai capelli d'argento


Nella presentazione del servizio di consulenza psicologica che propongo oramai da anni nelle scuole superiori entro direttamente nelle aule, per pochi minuti, a parlare con gli allievi.

Trovo classi malmesse, ragazzi annoiati o palesemente distratti, insegnanti violentati nel loro ruolo, senza strumenti per conoscere i giovani d’oggi, per parlare il loro linguaggio, per tramandare, insieme ai contenuti accademici, valori ed ideali della nostra cultura.

giovedì 11 febbraio 2016

Ma l'amore può finire? Dialogo tenero tra una bimba e il suo papà.



Ho trovato questa bella storia nel WEB.  Come spesso capita non era segnalato l'autore, perciò ve la riporto come l'ho trovata, anonima e molto tenera.
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Ieri Virginia mi ha chiesto: "Papà, ma se tu e la mamma vi lasciate chi è che tiene due figlie e chi una?"
Ero in cucina che stavo affettando le cipolle, la domanda mi ha colto di sorpresa.
"In che senso, Virginia?", ho detto.
"Siamo tre sorelle", ha detto, "la terza sorella non potete mica dividerla a metà!"
Mi è venuto da ridere. Stavo per risponderle: "Non ti preoccupare, amore, la mamma ed io non ci lasceremo mai", ma non volevo mentirle, perché so che ogni relazione s'inventa ogni giorno, e il torto più grande che puoi fare a te stesso, e agli altri, è proprio quello di crederti invincibile.
"Virginia", ho detto, "se per caso la mamma ed io un giorno ci separassimo vi vedremmo tutte e tre, un po' io e un po' la mamma, non ti preoccupare."
"Ma in Mrs. Doubtfire il papà vedeva i bambini solo il sabato", ha detto.
"Virginia, certe volte quando due genitori si lasciano possono succedere delle cose", ho detto. "Magari non si sono lasciati bene, ma litigando. Ma la mamma ed io siamo stati sempre d'accordo che, se anche ci lasciassimo, voi verreste sempre prima di tutto. Hai capito? Sempre."
Mi ha fissato in silenzio.
"Papà", ha detto d'un tratto. "Ma l'amore può finire?"
Ci ho pensato un attimo prima di rispondere.
"L'amore non finisce", ho detto, "sono le persone che cambiano."
"Le persone?", ha detto.
"Virginia", ho detto, "anche gli adulti crescono, sai? Tu adesso sei una bambina grande, sette anni fa eri una bambina piccola. Funziona un pochino così anche per le mamme e i papà. Io quando ho conosciuto la mamma ero una persona diversa, lo era anche lei. L'importante, quando due persone si amano, è riuscire a cambiare insieme o rispettare i cambiamenti dell'altro. I genitori, con i propri figli, fanno proprio quella cosa lì, invece fra loro certe volte non ci riescono. E' per quello che l'amore per i figli è l'unico che non finisce mai mai."
"Ma tu", ha detto, "quando hai incontrato la mamma, come hai fatto a sapere che era la mamma?"
"Non ho capito", ho detto.
"Come hai fatto a capire che volevi amarla?", ha detto.
"Ah, quello", ho detto. "L'ho capito dopo circa dieci minuti."
"E da cosa?", ha detto.
"Quando ci siamo incontrati la prima volta, si è sollevata i capelli dietro la nuca, sopra la testa, e si è fatta uno chignon senza neanche un elastico, solo annodandoli", ho detto.
"E allora?", ha detto.
"E allora lì ho capito che lei aveva disperatamente bisogno di un elastico", ho detto. "E io dei suoi capelli."
"E tu ce l'avevi, l'elastico?", ha detto.
"No", ho detto, "ma quando la mamma lo ha scoperto ormai mi voleva già bene."
"Papà!", ha detto, "ma allora l'hai imbrogliata."
"Forse un pochino", ho detto, "ma il punto è che la mamma è stata la prima che mi abbia mai fatto venire voglia di cercare un elastico, capisci che intendo?"
Mi ha guardato per qualche secondo.
"Tieni papà", mi ha detto, sfilandosi l'elastico che le teneva su i capelli. "Così tu e la mamma non vi lasciate."
Lei ha riso, io per fortuna stavo affettando le cipolle.


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Come dicevo, la storia non ha autore, ma circola liberamente nel WEB. Certe storie sembrano fatte apposta per portare e costruire Amore. Grazie a te, misterioso autore.

Trascrizione a cura di 

Cellulare 338 1873210
Skype schembrimg68
Posta elettronica mg.schembri@famigliando.it

Iscrizione Albo Psicologi e Psicoterapeuti 03/12864 Lombardia
Socia AIMS, Associazione Internazionale Mediatori Sistemici




lunedì 7 dicembre 2015

Non mi piacciono gli imbrogli !

Le belle storie aiutano a comprendere la vita, ad accompagnare i cambiamenti a riflettere sui valori che muovono l'Essere Umano.  Tutta l'Umanità si nutre degli esempi tramandati attraverso i racconti delle storie.
In questo articolo Jacopo Fo ci parla di sua madre, Franca Rame: buona lettura!

Maria Grazia Schembri


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(..) Le voglio quindi raccontare una storia che pochissimi conoscono, accaduta negli anni
‘80.
Mia madre aveva la passione del gioco delle carte, che per fortuna praticava con moderazione, parsimonia e leggendaria fortuna… Ma questo la portava a frequentare a volte ambienti diversi da quelli che le erano abituali. 

Una sera si trovò ad ascoltare casualmente una conversazione tra due fotomodelle che non si erano accorte della sua presenza. 

Dalle poche parole che intercettò comprese che stavano parlando di un Ministro democristiano che sarebbe partito di lì a poco per Città del Messico e del fatto che gli era stata preparata una trappola grazie a una ragazza estremamente attraente e una stanza d’albergo dove erano state nascoste delle telecamere.

Mia madre la mattina successiva telefonò alla segreteria del Ministro e disse che, se il Ministro stava per partire per il Messico, era meglio che prima parlasse con lei. Dopo pochi istanti il Ministro in persona richiamò preoccupato. In effetti lui stava per partire per il Messico ma si trattava di un viaggio riservato, per questioni molto delicate di politica estera. E lui si chiedeva come potesse una nota estremista di sinistra sapere di questo suo viaggio… Cosa stava succedendo?

Mia madre gli raccontò della ragazza avvenente e delle telecamere nascoste.
Giorni dopo il Ministro le ritelefonò ringraziandola e le disse che in effetti nell’hotel che lo ospitava in Messico, aveva incontrato una fanciulla che si era mostrata particolarmente disponibile e ovviamente lui l’aveva evitata. Il Ministro le chiese poi: “Ma lei perché mi ha avvisato? Qual è il suo interesse in questa storia?”

Mia madre rispose: “Non sopporto gli imbrogli.”
Non ci furono poi altri contatti tra mia madre e il Ministro… Ma per una decina di anni mia madre ha ricevuto un cesto di dolciumi ogni Natale, inviato da un anonimo ammiratore, insieme ad un bigliettino criptico: “Saluti dal Messico”…


E mia madre non ha mai voluto dire neppure a me il nome di questo Ministro.
Questo aneddoto racconta molto bene l’etica di mia madre: opporsi a ciò che non è giusto a prescindere da qualunque considerazione di convenienza. Il fine non giustifica mai i mezzi.
Questa coerenza l’ha fatta amare da moltissimi, ma le ha anche creato molti guai con persone potenti, molti colpi, esclusioni e calunnie…

                                                                                                                                            Jacopo Fo

A cura di

Maria Grazia Schembri

Dottoressa in Psicologia
Counselor e Mediatrice Familiare

cell. 338 1873210
e-mail info@famigliando.it

venerdì 30 ottobre 2015

Sulla paternità. Tra me e me...


No, dico... ma davvero pensi di poter essere piu' bravo dei tuoi genitori? Davvero davvero?

Pensa un po' a quanti "crepi" gli hai fatto venire!

Pensa a tutte le volte in cui il Brig e' passato da casa a fare due chiacchiere davanti ad un caffe' con i tuoi: "... si, insomma... qualche spinello di troppo a volte... ma in fondo le confermo che e' un bravo ragazzo, forse un po' randagio a volte, ma bravo... signora pero', se posso, accetti un consiglio... faccia sparire quella cosa che tiene li come un soprammobile: so che e' molto bello, ma e' un chilum ed e' evidentemente usato".

Pensa a quando sparivi per giorni come un gatto in calore a prendere e dare botte... cosi' "ti sentivi vivo" o "lottavi per un mondo migliore" o semplicemente "ti divertivi"... non importa se le botte erano alla manifestazione per i diritti umani, allo stadio o al bar: di botte si trattava, poche palle.

Pensa a tutte le volte in cui hai detto: "come i miei mai! Piuttosto non faccio figli!"

Bene. Bravo.

Ora pensa a questo: quante volte invece che dare in escandescenze, loro, cosi' apparentemente indeguati a crescere la persona speciale che ti sentivi, hanno fatto finta di nulla o hanno dato poca importanza a cio' che stavi facendo negando l'attenzione che cercavi di ottenere in maniera sbagliata. Evitando che tu trasformassi un atteggiamento errato o pericoloso in una "Tentata Soluzione Ridondante" (cit. Giorgio Nardone ed alle parole del Maestro aggiungerei immodestamente un "ricorsiva"). Pensaci.

Pensa a quante volte hanno fatto finta di guardare un caso particolare, solo un episodio, come se fosse importante solo quel 3 in matematica o quella rispostaccia arrogante e non l'intero contesto... come se non avessero parole, semi, idee forti ed importanti da contrapporre alle tue, che invece erano forti solo della tua ribellione.

Pensa a quante volte hanno fatto finta di essere meno di te pur avendo dalla loro un'esperienza molto piu' grande della tua, fingendo di perdersi affinche tu potessi trovare la tua strada... respingendo l'istinto di proteggerti a tutti i costi da te stesso.

Ora pensa ad un'ultima cosa, se puoi e se ci riesci.

Pensa che anche tua figlia un giorno sara' come te.

Paura, vero?

Da qui puoi decidere di pensarla in diversi modi.

Il primo e' il solito che conosci bene: "come i miei mai!" rinunciando a cogliere l'insegnamento e rimanendo drammaticamente solo come ti sentivi da adolescente.

Il secondo e' leggermente piu' evoluto ma non e' molto diverso dal primo nei suoi effetti: "se c'e' una giustizia nell'universo, adesso le spurgo tutte: ho un bel Karma sulle spalle!"... con questo ti metti il casco, salti in trincea ed aspetti che il mortaio cominci a cantare la sua canzone di morte e sai gia' che ogni metro, ogni centimetro di terreno, dovra' essere irrigato col sangue e col sudore per diventare davvero tuo.

Ce n'e' anche uno terzo: guardarti dentro e lasciare che le tue esperienze ti servano davvero da guida. E poi provare (se ci riesci) a guardarle anche con gli occhi dei tuoi "vecchi" e cercare di capire cosa avrebbero fatto loro al tuo posto, lasciando che la tua discendenza tragga insegnamento da cio' che agisci, piu' che da cio' che dici e che al contempo senta la forza delle tue radici ritrovate.

In tutti i casi.

Pensa che bello.

Avrai davvero l'occasione di dimostrare di essere bravo, piu' "bravo" di loro forse... sicuramente con strumenti diversi.

Sara' difficile.

Sara' bellissimo.

Sara' durissimo.

Buon viaggio al papa' che sei diventato.

"Ari? Vieni qui, figlia, per favore: ti devo parlare dei tuoi nonni e di quanto mi abbiano insegnato".

P.S.: grazie mamma, grazie papa'. 



Troubleshooter Relazionale 
Counselor Breve Strategico 


PS: 

Io metto sempre anche una musica. Questa è speciale perchè pubblicata da Peter Gabriel in occasione della morte di suo padre.



giovedì 26 marzo 2015

Esistono le anime dei morti che ci accompagnano? E gli angeli? E gli spiriti guida?



Qui trovate la mia ragionata, ufficiale e definitiva (per ora e spero ancora per un bel po') risposta a questa domanda.


Si narra che Alejandro Jodorowsky, stimato drammaturgo, scrittore, regista e poeta, di tanto in tanto sospendesse i suoi numerosi impegni di lavoro e si dedicasse ad un'attività apparentemente bizzarra: si recava in un bar e leggeva i tarocchi a chi glielo chiedeva. Lo faceva per ristabilire un contatto con le persone, con i loro problemi quotidiani, con la complessità dell'esistenza.

In modo assolutamente personale (e anche indegno, a dirla tutta), quando sono particolarmente ispirata, mi metto "a disposizione" del popolo di Facebook, al quale orgogliosamente appartengo. Mi permetto di "dire la mia" su alcuni argomenti sui quali ho avuto il tempo e la fortuna di riflettere, sollecitata da qualche post curioso o da qualche persona in vena di scendere più in profondità.

Mi sono pertanto recentemente trovata a parlare delle "anime che si manifestano in sogno", argomento che ciclicamente emerge, poichè tutti, primo o poi, abbiamo sognato una persona morta. A volte, il ricordo di quanto avvenuto in sogno, arriva perfino a turbare la nostra veglia.

Il principio-base che seguo nella mia vita, prima che nel mio lavoro di consulenza psicologica, è questo: se una cosa non Ti fa problema, NON è un problema.

Tuttavia, quando abbiamo sognato qualcuno che non appartiene più al mondo dei vivi, rimaniamo in una strana condizione ... come "sospesi", mentre ci chiediamo il "come mai" di questo strano "contatto". Se le manifestazioni oniriche si ripetono, poi, o se sono accompagnate da sensazioni di forte disagio, possono diventare inquietanti e darci emozioni che si rafforzano nel tempo, tanto da farci addormentare con il timore di ripetere la nostra visione.

Una giovane donna mi raccontò qualche tempo fa, di uno strano episodio. Conosceva un coetaneo, il quale aveva più volte minacciato e alla fine scelto, di togliersi la vita. Lo sognava spesso ed era molto triste, soprattutto per non aver potuto assistere ai funerali che i genitori avevano deciso di fare in forma privatissima. Lei, inoltre, si sentiva tremendamente in colpa per non aver capito, intuito o detto qualcosa per dissuaderlo. Le suggerii di parlare, in sogno o nei suoi pensieri, al suo amico e, se sentiva di doverlo fare, anche di chidergli scusa. Lei riuscì a farlo e il sogno non si ripresentò più.

A questo punto torno alla mia domanda iniziale: esistono le anime dei morti che ci accompagnano? E gli angeli? E gli spiriti guida?   La mia ragionata, ufficiale e definitiva (per ora e spero ancora per un bel po') risposta a questa domanda: francamente, non lo so.

Dal punto di vista psicologico se esistono o no i "fantasmi" (così come altre manifestazioni di ciò che io chiamo, genericamente ma con grande rispetto, "l'Invisibile") ha ben poca rilevanza.

Mi spiego meglio: se anche non esistessero e la persona mi interpella per avere conforto su un sogno ricorrente che magari va ad interferire con la serenità della sua giornata, quel fantasma SICURAMENTE esiste, almeno nella testa di quella persona. E il sognatore dovrà farci i conti.

Ha ben poca importanza dunque, per il mio tipo di lavoro, che esistano davvero le manifestazioni dell'Invisibile o meno. La cosa importante, a mio parere, sono le "impronte" che la realtà, vera o veramente immaginata, lascia nella nostra vita.  Esse possono manifestarsi come un'intuizione che ci folgora mentre siamo sotto la doccia, una frase che ascoltiamo per radio, una pubblicità letta di sfuggita; oppure nella vivedezza di un sogno che ci impone di "chiudere un cerchio" e ci suggerisce di andare oltre.

Ciò che è davvero importante - da chiarire, modificare o serbare nel cuore - per la nostra vita ci viene sempre incontro, non importa quali mezzi usa. Pensate solo alla potenza di una vecchia canzone: se hai un ricordo, un'emozione o un sentimento nascosto da qualche parte, puoi star certo che la musica lo scoverà!

Viviamo in una realtà relativa: relativizzata da noi, dalle nostre strutture sicure, dalla nostra visione del mondo. Concediamoci quanto più spesso possibile, di vederci come davvero siamo e, quando è utile, concediamoci anche di spostare il nostro punto di vista e guardarci per un attimo come la nostra realtà ci guarda. E sognamo, senza timore!


Dott.ssa Maria Grazia Schembri
Psicologa Counselor e Mediatrice di Conflitti
338 1873210 - mg.schembri@famigliando.it


giovedì 16 ottobre 2014

La costruzione di un amore

La costruzione di un amore

spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane

La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un'altare di sabbia
in riva al mare

La costruzione del mio amore
mi piace guardarla salire
come un grattacielo di cento piani
o come un girasole

Ed io ci metto l'esperienza
come su un albero di Natale
come un regalo ad una sposa
un qualcosa che sta lí
e che non fa male

E ad ogni piano c'è un sorriso
per ogni inverno da passare
ad ogni piano un Paradiso
da consumare

Dietro una porta un po' d'amore
per quando non ci sarà tempo di fare l'amore
per quando vorrai buttare via
la mia sola fotografia

E intanto guardo questo amore
che si fa piú vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo

E sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia

Sono io che guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo

E tutto ció mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

E la fortuna di un amore
come lo so che può cambiare
dopo si dice l'ho fatto per fare
ma era per non morire

Si dice che bello tornare alla vita
che mi era sembrata finita
che bello tornare a vedere
e quel che è peggio è che è tutto vero
perché

La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane

La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un'altare di sabbia
in riva al mare

E intanto guardo questo amore
che si fa piú vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo

E sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia

Sono io che guardo questo amore
che si fa grande come il cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo

E tutto ció mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

Sì.


Ivano Fossati



Trascrizione a cura di Maria Grazia Schembri
Dottoressa in Psicologia
Counselor e Mediatrice di Conflitti
338 1873210 - mg.schembri@famigliando.it


mercoledì 27 agosto 2014

L'amore non esiste

L’amore non esiste è un cliché di situazioni

tra due che non son buoni ad annusarsi come bestie
finché il muro di parole che hanno eretto
resterà ancora fra loro a rovinare tutto
L’amore non esiste è l’effetto prorompente
di dottrine moraliste sulle voglie della gente
è il più comodo rimedio alla paura
di non essere capaci a rimanere soli
L’amore non ha casa, non ha un’orbita terrestre
non risponde ai più banali meccanismi tra le forze,
è un assetto societario in conflitto d’interesse

l’amore non esiste…

Ma esistiamo io e te
e la nostra ribellione alla statistica
un abbraccio per proteggerci dal vento
l’illusione di competere col tempo
Io non ho la religiosa accettazione della fine
potessimo trovare altri sinonimi del bene
l’amore non esiste, esistiamo io e te

L’amore se poi esiste è quest’idea di attaccamento
che ha l’uomo del mio tempo per le tante storie viste
non esiste fare i conti accontentarsi piano piano
di una vita mano nella mano
l’amore non esiste è un ingorgo della mente
di domande mal riposte e di risposte non convinte
vuoi tu prendere per sposo questa libera creatura
finché Dio l’avrà deciso o solamente finché dura?

Ma esistiamo io e te
e la nostra ribellione alla statistica
un abbraccio per proteggerci dal vento
l’illusione di competere col tempo
e non c’è letteratura che ci sappia raccontare
i numeri da soli non riescono a spiegare
l’amore non esiste, esistiamo io e te

Io non ho la religiosa accettazione della fine
potessimo trovare altri sinonimi del bene
l’amore non esiste…


 Fabi - Silvesti -Gazzè (Ascolta => L'amore non esiste)

trascrizione a cura di

Maria Grazia Schembri
Dottoressa in Psicologia
Counselor e Mediatrice di Conflitti
338 1873210 - mg.schembri@famigliando.it

giovedì 24 luglio 2014

E' l'amore che conta

Di errori ne ho fatti

ne porto i lividi
ma non ci penso più
ho preso ed ho perso
ma guardo avanti sai
dove cammini tu
di me ti diranno che sono una pazza
ma è il prezzo di essere stata sincera

sabato 28 giugno 2014

Una poesia d'amore, in musica

Il mio giorno più bello del mondo



 
Ricomincia nella notte questa storia troppe volte
E ha tirato botte
Colpi bassi mentre vivo
Che mi tolgono il respiro
E mi danno la certezza che mi ostinerò a mancarti senza raddrizzare il tiro


lunedì 23 giugno 2014

Il Counseling: quattro passi nella psicologia


- Scusi, mi sono persa ... saprebbe mica indicarmi dov’è la Piazza del Comune?



- Certamente! Se vuole l’accompagno, sono di strada anch’io...


lunedì 24 febbraio 2014

il Silenzio

Uno dei ricordi più divertenti di quando ero bambina era papà, carabiniere in congedo, che ci svegliava allegro simulando, con il suo bel vocione, il trombettante suono della "sveglia" prima e dell' "adunata" poi, come fossimo in caserma.  La sera, ovviamente, strombettava "il silenzio".

Ho trovato qualche giorno fa questa bellissima storia sull'origine di questa musica dolcissima. Non so se sia vera, ma le belle storie fanno bene anche quando non sono vere.


Maria Grazia Schembri
Dottore in Psicologia
Counselor e Mediatrice Familiare

cell. 338 1873210
e-mail info@famigliando.it  




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Se qualcuno ha assistito a un funerale militare e ha ascoltato quello che noi chiamiamo “Il Silenzio” (TAPS), non può non conoscerne la storia. Quella musica procura un groppo alla gola e fa piangere. 

Tutto accadde nel 1862, durante la guerra civile americana, quando il capitano dell’esercito dell’Unione (nordisti), Robert EL-LICOMBE, con i suoi uomini si trovava presso Harrison’s Landing, nella Virginia, mentre l’esercito confederato (sudisti) era dall’altra parte del campo di battaglia. Durante la notte, il capitano Ellicombe sentì i gemiti di un soldato ferito nel campo. Senza sapere se fosse dell’Unione o della Confedera-zione, decise di rischiare la vita per aiutarlo e dargli assistenza. 

Arrancando tra il fuoco nemico, il capitano raggiunse il soldato e lo trascinò al proprio accampamento. Quando finalmente giunse tra le proprie line-e, scoprì che era un soldato confederato. E che, purtroppo, era già morto.Il capitano accese la sua lanterna per vedere il viso del soldato nella penombra. E allora restò senza fiato e paralizzato. Si trattava di suo FIGLIO! Il ragazzo stava studiando MUSICA nel Sud, quando era scoppiata la guerra. Senza dire nulla a suo padre, si era arruolato nell’esercito confederato. 

La mattina seguente, con il cuore straziato, il padre chiese il permesso ai superiori di dare al figlio una degna sepoltura, con tutti gli onori militari, nonostante fosse un soldato nemico. Il capitano chiese se poteva contare sui membri della banda militare per suonare al funerale di suo figlio. La richiesta fu accolta parzialmente. Per rispetto al padre, concessero un solo musicista. 

Il capitano allora scelse un trombettiere per suonare alcune note musicali, che aveva trovato nella tasca della divisa del giovane defunto. Nacque così la melodia indimenticabile, che oggi conosciamo come TAPS, il cui testo è il seguente: 

VERSIONE INGLESE: Day is done, gone the sun From the lakes, from the hills, from the sky All is well, safely rest God is nigh Fading light dims the sight And a star gems the sky, gleaming bright From afar, drawing near Falls the night Thanks and praise for our days Neath the sun, neath the stars, neath the sky As we go, this we know God is nigh 

VERSIONE ITALIANA Il giorno è terminato, il sole è calato Dai laghi, dalle colline e dal cielo Tutto va bene, riposa in pace Dio è vicino La tenue luce oscura la vista E una stella illumina il cielo, brillando chiara Da lontano, si avvicina Cala la notte Grazie e lodi per i nostri giorni Sotto il sole, sotto le stelle, sotto il cielo Mentre andiamo, questo sappiamo. 

Tratto dal giornale online QUI HO POSTO IL CUORE pag. 9, ANNO II, 14 GIUGNO 2013 

Se volete ascoltare "Il Silenzio" ... 

martedì 29 ottobre 2013

Il libro dell'Amore



Il libro dell'amore è lungo e noioso 
Nessuno riesce a sollevare quella dannata cosa
E' pieno di grafici e fatti
e figure e istruzioni su come ballare

Ma io, io amo quando me lo leggi
E tu, tu puoi leggermi qualsiasi cosa
Il libro dell'amore ha della musica al suo interno 
Infatti la musica viene proprio da lì 
Un po' di questa è trascendentale 
Un po' di questa è davvero stupida 


Ma io, io amo quando canti qualcosa per me
E tu, tu puoi cantarmi qualsiasi cosa
Il libro dell'amore è lungo e noioso
Ed è stato scritto moltissimo tempo fa
E' pieno di fiori e scatole a forma di cuore
E di cose che non possiamo sapere poichè
siamo troppo giovani

Ma io, io amo quando mi dai qualcosa
E tu, tu dovresti regalarmi fedi nuziali
E io, io amo quando mi dai qualcosa
E tu, tu dovresti regalarmi fedi nuziali
E tu, tu dovresti regalarmi fedi nuziali
E io, io amo quando mi dai qualcosa
E tu, tu dovresti regalarmi fedi nuziali

                                                                                  The book of love (Peter Gabriel)

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Vi invito a non perdervi la mitica scena finale del film "Shall we dance?" nella quale un marito ritrova un rinnovato amore per la moglie dopo 20 anni di convivenza, attraverso la magia della danza. Questa è la colonna sonora di quello spezzone.

A voi! =>



A cura di 

Maria Grazia Schembri
Dottore in Psicologia
Counselor e Mediatrice Familiare

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domenica 27 ottobre 2013

A svegliarci saranno i sogni

Il mio amico Joe Maya, esperto in profezie terrorizzanti, si è licenziato ieri da Wall Street per aprire un’agenzia di sopravvivenza, «Occupy Yourself». Occupa te stesso. A volte è più difficile che occupare una piazza. Mi ha mandato l’opuscolo pubblicitario.

«Caro compagno d’avventura, sono orgoglioso di anticiparti che il 2012 ti romperà le scatole. Non potrai più fare quello che hai sempre fatto. Se vorrai sopravvivere, sarai costretto a cambiare. Ho preparato una griglia di incroci che la vita ti getterà fra i piedi nei prossimi mesi. Gli incroci non li hai decisi tu, e questo si chiama destino. Ma quale strada prendere a ogni svolta dipende solo da te. E questa si chiama libertà. Protesta o subisci. Non credo sia più tempo di scrollare le spalle. Se ti tirano uno schiaffo, passati pure una parola di perdono sulla ferita. Ma non avere paura di urlare il tuo dolore.

Accetta o rifiuta. Il mondo è cambiato. Se non sei un cinese o un indiano, probabilmente in peggio. Per provare a cambiarlo daccapo, prima devi prenderlo com’è. Conosci la favola dei due topolini che un giorno non trovarono la fetta di formaggio al solito posto? Uno solo morì di fame: quello che restò ad aspettarla. Scappa o rimani. Puoi cercare altrove (ti suggerisco l’Australia per il clima e il Brasile per la compagnia) oppure cercarti dentro di te. A volte le scoperte più importanti si trovano a chilometro zero. Però ogni tanto alza le chiappe dal computer e azzarda una passeggiata fra gli umani. I sentimenti sono fatti di odori che neppure Jobs era riuscito a mettere in scatola. Delega o agisci. I politici non ti odiano e non ti vogliono bene: semplicemente se ne infischiano di te. Puoi provare a cambiarli, ma ricorda che non c’è limite al peggio, come disse un mio amico prima di conoscere Scilipoti. Oppure puoi provare a ricambiarli. Infischiandotene di loro. La nuova politica è il progetto che farai tu, associandoti con i tuoi simili per un obiettivo comune.

Diffida o credi. Puoi credere che tutto sia un complotto contro di te. Oppure credere in
te. (Berlusconi riesce a fare entrambe le cose, ma è un caso unico). La prima strada è più sicura: troverai sempre qualcuno disposto a fornirti le prove della congiura. La seconda è piena di spifferi. Una via per eletti. Ti piacerebbe essere eletto, per una volta? Arretra o evolvi. Arretrare ha i suoi vantaggi, specie se ti trovi a un passo dal baratro. Evolvere ha il suo fascino: la perdita delle sicurezze può farti vincere un rischio, oltre il quale ci sei tu in un modo che adesso non puoi neanche immaginare. Scegli: avanti o indietro. Basta che ti muovi. 

Rimpiangi o ricostruisci. Il torcicollo emotivo ha un effetto calmante sui pessimisti. Altri preferiscono guardare oltre le macerie. Il trucco è ripartire da un sogno piccolo. Aiuta a combattere la sensazione di non contare nulla e di non poter cambiare mai nulla, neanche se stessi». Sui deliri di Joe Maya non mi pronuncio. Ma l’ultima frase la sottoscrivo: non sono gli schiaffi a svegliarci, ma i sogni. E poiché il prossimo anno di schiaffi ne arriveranno parecchi, auguro a tutti un risveglio pieno di sogni.
  


"2012: a svegliarci saranno i sogni" 
(di Massimo Gramellini, editoriale per LaStampa.it del 2011)

Una piccola matita può cambiare molte cose


Ho sempre trovato molto interessante tornare alle radici delle parole, per farmi aiutare nelle mie riflessioni e nella mia ricerca di senso, prendendo spunto da ciò che mi accade nel quotidiano.
Mi sono dunque domandata: qual'è l'intreccio tra il concetto di comunità e quello di comunicazione?

Ho riscoperto dunque che Comunità deriva dal latino cummunitatem acc. di communitas, comunanza, astratto di cummunis, comune . 

La parola intende perciò più persone che vivono in comune, sotto certe leggi e per un fine determinato.

In tempi recenti, con lo sviluppo del progresso tecnologico, si è arrivato a considerare comunità anche un insieme di individui che, pur non avendo vicinanza fisica o prossimità geografica, ha sviluppato un'identità comunitaria in presenza di comunicazioni efficienti, comuni obiettivi e norme di comportamento condivise.

Il concetto di comunità si innesta dunque, per senso originario e, per emanazione, anche nella parola comunicazione, nei suoi molti significati:

cum -munus in cui munus significa “dono”, con un dono, mettere in comune un dono,  

poi cum-moenia dove moenia sta per mura di recinzione,cioè con un muro, mettere un muro, cioè “con protezione” 

e infine con cummunis che significa, appunto, mettere in comune, essere con, creare un rapporto.
Comunità significa perciò dare spazio ad una visione comune, condividere obiettivi, modi e risorse, perpetuare e diffondere le buone pratiche e rinegoziare le attività che possono servire al benessere di tutti. 

Comunità ha a che fare dunque con la democrazia, con la partecipazione e, come avrebbe detto forse il poeta, anche con la libertà. 

Pensateci bene, la prossima volta che vi daranno una matita in mano: una piccola matita può cambiare molte cose...

  

Maria Grazia Schembri
Dottore in Psicologia
Counselor e Mediatrice Familiare

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